Ad Aprile 2006, durante l’ultimo governo Prodi, l’allora Ministro degli Esteri D’Alema si incontra con l’Ambasciatore USA a Roma Spogli per discutere di questioni di politica estera che necessitano di chiarimenti da entrambe le parti. Il ministro D’Alema espone il punto di vista del governo (e qualche osservazione personale):

  1. Arresto dipendente Emergency (foto): “Strada è quello che è. Dirige una ONG. Egli non è parte del governo italiano. Lui dice che non può lavorare in Helmand senza avere contatto con i talebani. Pensa che i Talebani abbiano lì il sostegno legittimo del popolo. Lo abbiamo invitato a essere prudente. Ma noi non lo controlliamo e si sente minacciato”
  2. Kosovo: “era necessaria una soluzione UNSCR che aiutasse ad ammorbidire la posizione russa, e doveva essere realizzata una proposta per la Serbia – qualche condizione con ricompense flessibili – che potesse essere offerta a Belgrado, quando la Serbia rifiuterà inevitabilmente l’indipendenza del Kosovo”
  3. Sanzioni all’Iran: “Stiamo applicando le regole delle sanzioni. Siamo in conformità. Ma l’Italia è anche vittima delle sanzioni ed è esclusa dai negoziati con l’Iran e dal gruppo con la responsabilità principale per le decisioni contro l’Iran, pur essendo un membro del Consiglio di sicurezza dell’ONU
  4. Israele-Palestina: “L’Europa dovrebbe premere i palestinesi e gli Stati Uniti dovrebbero premere gli israeliani in una divisione del lavoro coordinato, aggiungendo che i palestinesi devono sentire il messaggio che quando sarà il momento, gli Stati Uniti saranno disposti a spingere Israele a risolvere i problemi sullo status finale
  5. Libano: “…molto preoccupato perché l’unica che ci stava lavorando era l’UNIFIL. Tutto il resto era totalmente bloccato. Il Parlamento non si riuniva. La ricostruzione era a un punto morto. L’economia era in pericolo. Non c’era alcun progresso sull’embargo delle armi o sulle fattorie di Sheba
  6. Detenuti di Guantanamo: “Era una questione delicata, ma l’idea di cercare di chiudere Guantanamo era nobile, e se l’Italia poteva trovare un modo per aiutare, lo avrebbe fatto
  7. Sequestro Abu Omar: “…aveva chiesto al Segretario se il Dipartimento poteva inviare qualcosa di scritto per spiegargli che gli Stati Uniti non avrebbero agito sulle richieste di estradizione nel caso Abu Omar, se offerte. Questo, ha spiegato, poteva essere utilizzato preventivamente dal governo italiano per respingere l’azione dei magistrati italiani nel chiedere l’estradizione degli americani implicati“.
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07ROME710

2007-04-06 10:09

2011-08-12 11:00

SECRET//NOFORN

Embassy Rome

 

S E C R E T SECTION 01 OF 03 ROME 000710
SIPDIS
NOFORN
SIPDIS
DEPT. FOR EUR
E.O. 12958: DECL: 04/04/2016
TAGS: PREL NATO UNSC EUN IT
SUBJECT: ITALY: FM D’ALEMA ON KOSOVO, AFGHAN NGO DETAINEE, MEPP, LEBANON, IRAN SANCTIONS, GUANTANAMO AND ABU OMAR
REF: A. STATE 36991
     ¶B. STATE 37005
     ¶C. STATE 41871
     ¶D. STATE 42573
     ¶E. ROME 625
     ¶F. ROME 702
Classified By: AMBASSADOR RONALD SPOGLI, REASONS 1.4 B AND D.
S E C R E T SECTION 01 OF 03 ROME 000710
SIPDIS
NOFORN
SIPDIS
DEPT. FOR EUR
E.O. 12958: DECL: 04/04/2016
TAGS: PREL NATO UNSC EUN IT
OGGETTO: ITALIA: Il ministro degli esteri D’ALEMA su Kosovo, detenuto di una ONG afghano, MEPP, Libano, Sanzioni all’Iran, Guantanamo e Abu Omar
REF: A. STATE 36991
     ¶B. STATE 37005
     ¶C. STATE 41871
     ¶D. STATE 42573
     ¶E. ROME 625
     ¶F. ROME 702
Classified By: AMBASSADOR RONALD SPOGLI, REASONS 1.4 B AND D.
SUMMARY
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¶1. (C/NF) Amb. Spogli got FM D’Alema’s agreement to make a clear statement in support of the Athisaari plan for Kosovo and was told that the FM did not think he could or should control an Italian NGO threatening to close its hospitals in Afghanistan unless one of its employees was released by the Afghan Government.  During an April 5 tour d’horizon, the Ambassador and FM also discussed Iran sanctions (D’Alema said Italy was applying the rules thoroughly), the Middle East peace process (D’Alema worried the Israelis and Palestinians would miss an opportunity for progress), Lebanon (where everything but UNIFIL is at an impasse, according to the FM), and the Abu Omar case.  The Ambassador briefed D’Alema on the request that Italy consider taking some Guantanamo detainees to help speed the closure of the facility.  D’Alema said trying to close Guantanamo was a noble step and that if Italy could help, it would try to do so (see also septel on Guantanamo).  End Summary.
SOMMARIO
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¶ 1. (C / NF) L’Amb. Spogli ha ricevuto il consenso del Ministro degli Esteri D’Alema per fare una dichiarazione chiara a sostegno del piano Athisaari per il Kosovo e gli è stato detto che il ministro degli esteri non ha ritenuto di poter o dover controllare una ONG italiana (Emergency, ndr) minacciando di chiudere i suoi ospedali in Afghanistan, fin quando uno dei suoi dipendenti fosse stato rilasciato dal governo afghano. Durante uno scambio di veduto il 5 Aprile, l’Ambasciatore e il Ministro degli Esteri hanno anche discusso delle sanzioni all’Iran (D’Alema ha detto che l’Italia stava applicando appieno le regole), il processo di pace in Medio Oriente (D’Alema, preoccupato che israeliani e palestinesi perdano l’occasione per il progresso ), Libano (UNIFIL, dove tutto è a un punto morto, secondo il Ministro degli Esteri), e il caso Abu Omar. L’ambasciatore ha riferito a D’Alema in merito alla richiesta che l’Italia prenda in considerazione alcuni detenuti di Guantanamo per aiutare a velocizzare la chiusura della struttura. D’Alema ha detto che cercare di chiudere Guantanamo è stato un passo nobile e che se l’Italia può essere di aiuto, cercherà di farlo (vedere anche septel a Guantanamo). Fine sommario.
Afghanistan and Emergency Now
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¶2. (C/NF) On April 5, Ambassador Spogli and Foreign Minister D’Alema discussed key issues on the foreign policy agenda. The Ambassador raised concerns about the statements of Gino Strada, head of the Italian NGO Emergency Now, who was threatening to close his hospitals in Afghanistan unless the Afghan Government released one of his staff being held for possible terrorist affiliations.  The Amb. said such an unwelcome step would be punishing the Afghan people and asked if D’Alema could help get Strada to stop making threats. D’Alema replied that he had spoken with Strada, who told him that if his employees are going to be arrested in Afghanistan, he would move his operations to a country that doesn’t arrest his staff.  D’Alema told the Amb. that all sides needed to show flexibility and that if the Afghan Government had evidence against the individual being held, it should be shared. D’Alema noted that Italy was grateful to the U.S. Embassy in Kabul for helping secure Red Cross access to the detained individual.  Then, somewhat exasperated, he said, “Strada is who he is.  He runs an NGO. He is not part of the Italian Government.  He says they cannot work in Helmand without having contact with the Taliban.  He thinks the Taliban have the legitimate support of the people there. We have urged him to be prudent.  But we do not control him and he feels threatened.”  D’Alema then said that during the Mastrogiacomo kidnapping the Taliban cell phones that were traced all had Pakistani numbers, and that if terror bosses could live carefree in a Pakistan that could not be reproached because of its alliance with the U.S., we would not win this war.
Afghanistan ed Emergency Now
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¶ 2. (C / NF) Il 5 aprile, l’ambasciatore Spogli e il ministro degli Esteri D’Alema hanno discusso di questioni chiave dell’agenda di politica estera. L’ambasciatore ha sollevato preoccupazioni circa le dichiarazioni di Gino Strada, a capo della Ong italiana Emergency Now, che ha minacciato di chiudere i suoi ospedali in Afghanistan, a meno che il governo afghano non avesse liberato uno dei suoi collaboratori (Rahmatullah Hanefi, ndr) detenuto per possibile affiliazione terroristica. L’Amb. ha detto che un tale sgradevole passo punirebbe il popolo afghano e ha chiesto se D’Alema potesse aiutare a far sì che Strada smettesse di fare minacce. D’Alema ha risposto che aveva parlato con Strada, che gli ha detto che se i suoi collaboratori fossero stati arrestati in Afghanistan, avrebbe spostato le sue operazioni in un paese che non arresta il suo staff. D’Alema ha detto all’Amb. che tutte le parti devono dar prova di flessibilità e che se il governo dell’Afghanistan aveva prove contro l’individuo trattenuto, queste dovrebbero essere condivise. D’Alema ha sottolineato che l’Italia era grata all’ambasciata statunitense a Kabul per l’aiuto dato alla Croce Rossa per l’accesso sicuro ai singoli detenuti. Poi, un po ‘esasperato, ha detto, “Strada è quello che è. Dirige una ONG. Egli non è parte del governo italiano. Lui dice che non può lavorare in Helmand senza avere contatto con i talebani. Pensa che i Talebani abbiano lì il sostegno legittimo del popolo. Lo abbiamo invitato a essere prudente. Ma noi non lo controlliamo e si sente minacciato”. D’Alema ha poi detto che durante il rapimento di Mastrogiacomo i telefoni cellulari dei talebani che sono stati rintracciati avevano tutti numeri del Pakistan, e che se i boss del terrore potevano vivere spensierati in un Pakistan che non poteva essere rimproverato a causa della sua alleanza con gli Stati Uniti, noi non avremmo vinto questa guerra.
Kosovo – Firm Support for Status
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¶3. (C/NF) The Ambassador noted that the Italian position on  the Athisaari plan for Kosovo had generated some confusion and that a clear statement of support would be very helpful. D’Alema emphatically insisted that Italy supported the Athisaari plan’s core status provisions (“they should not be touched”).  Italy continued to believe that some non-status issues, like protection of religious sites and minority rights, however, could still be improved.  He said there were two unacceptable outcomes: continuing the status quo and a unilateral declaration of independence by Kosovo. The latter would tear Europe apart and pull the legal legs out from under the European mission to Kosovo.  He argued that a UNSCR was needed that would help soften the Russian position, and a proposal needed to be crafted for Serbia – something conditional with flexible rewards – that could be offered to Belgrade when Serbia inevitably rejects Kosovar independence. Without these elements, the region could be destabilized, he said.  He added that Italy had been clear in its talks with Russia and everywhere else that it would absolutely support Athisaari’s core status proposal without prolonging talks and without new negotiations.  The Ambassador asked if D’Alema could make a public statement to that effect.  D’Alema agreed to do so.
Kosovo – Fermo sostegno allo Status
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¶ 3. (C / NF) L’Ambasciatore ha osservato che la posizione italiana sul piano Athisaari per il Kosovo aveva generato una certa confusione e che sarebbe stata molto utile una chiara dichiarazione di sostegno. D’Alema ha insistito con forza che l’Italia ha supportato disposizioni dello Status riguardo al cuore del piano Athisaari (“non dovrebbe essere  toccato”) l’Italia ha continuato a credere che alcuni temi non inierenti allo statuso, come la protezione dei siti religiosi e i diritti delle minoranze, però, potrebbero ancora essere migliorati. Ha detto che ci sono stati due risultati inaccettabili: la continuazione di uno status quo e una dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte del Kosovo. Quest’ultima distruggerebbe l’Europa e spingerebbe la missione europea in Kosovo a tirare fuori le gambe da sotto il tavolo. Egli ha sostenuto che era necessaria una soluzione UNSCR che aiutasse ad ammorbidire la posizione russa, e doveva essere realizzata una proposta per la Serbia – qualche condizione con ricompense flessibili – che potesse essere offerta a Belgrado, quando la Serbia rifiuterà inevitabilmente l’indipendenza del Kosovo. Senza questi elementi, ha detto, la regione potrebbe essere destabilizzata. Ha aggiunto che l’Italia era stata chiara nei suoi colloqui con la Russia e che per tutto il resto avrebbe assolutamente sostenuto il cuore della proposta Athisaari senza prolungare i colloqui e senza nuovi negoziati. L’Ambasciatore ha chiesto se D’Alema potesse fare una dichiarazione pubblica in tal senso. D’Alema ha accettato di farlo.
Iran Sanctions – Italy in Compliance
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¶4. (C/NF) The Ambassador asked how Iran sanctions were proceeding for Italy, and noted our disappointment that when action was taken against Bank Sepah in Italy all funds had already been moved.  D’Alema said the Iranians knew it was coming and were a step ahead, as they had been elsewhere.  He added that when he had spoken with Larijani early in the week to urge the release of the UK sailors, Larijani had protested vigorously about the action against Bank Sepah.  D’Alema asserted “we are applying the sanctions rules.  We are in compliance.  But Italy is also the victim of the sanctions and is excluded from negotiations with Iran and from the group with primary responsibility for decisions on Iran, despite being a UNSC member.”
Sanzioni Iran – Italia in Confomità
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¶ 4. (C / NF) L’Ambasciatore ha chiesto come stavano procedendo le sanzioni all’Iran per l’Italia, e ha osservato la nostra delusione che, quando l’azione è stata presa nei confronti di Bank Sepah in Italia, tutti i fondi erano già stati spostati. D’Alema ha detto che gli iraniani sapevano che stava arrivando e sono stati un passo avanti, come è stato altrove. Ha aggiunto che quando aveva parlato con Larijani all’inizio della settimana per sollecitare il rilascio dei marinai del Regno Unito, Larijani aveva protestato vigorosamente riguardo l’azione contro Bank Sepah. D’Alema ha affermato “stiamo applicando le regole delle sanzioni. Siamo in conformità. Ma l’Italia è anche vittima delle sanzioni ed è esclusa dai negoziati con l’Iran e dal gruppo con la responsabilità principale per le decisioni contro l’Iran, pur essendo un membro del Consiglio di sicurezza dell’ONU”.
Israel-Palestine: About to Miss an Opportunity?
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¶5. (C/NF) The Ambassador thanked D’Alema for his recent helpful comments insisting that Palestinian leaders accept the three Quartet conditions before Italian officials would meet with them.  The FM said he feared a moment of opportunity was being lost.  Abu Mazen was stronger than before but needed to find a way to get results out of his dialogue with Olmert.  Both sides, he said, need to be pushed and encouraged.  Without progress the risk of violence would increase.  He suggested what was needed now was a confidence building phase with limited ambition focusing on releasing prisoners, improving Palestinian quality of life, granting more freedom of access/movement and getting credible security assurances for Israel.  The Palestinians, he said, would never accept an independent state within provisional borders, because they believe this means they will never get final status issues resolved.  He envisions an eventual regional final status conference, but not until the open final status questions have been resolved by the two sides.  He said with both sides weak and lacking strategies to reach solutions, the international community needed to step in and offer hope for positive movement.  Europe should press the Palestinians and the U.S. should press the Israelis in a coordinated division of labor, he suggested, adding that the Palestinians needed to hear the message that when the time comes, the U.S. would be willing to push Israel to resolve the final status issues.  He informed the Amb. that Abu Mazen would be in Rome in the coming weeks.
Israele-Palestina: Riguardo la perdita di un’occasione?
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¶ 5. (C / NF) L’Ambasciatore ha ringraziato D’Alema per i suoi utili commenti recenti che insistevano sul fatto che i leader palestinesi accettassero le tre condizioni del Quartetto prima che i funzionari italiani li avessero incontrati. Il Ministro degli Esteri ha detto di temere che si stava perdendo un’occasione. Abu Mazen era più forte di prima, ma aveva bisogno di trovare un modo per ottenere risultati fuori dal suo dialogo con Olmert. Entrambe le parti, ha detto, devono essere spinte e incoraggiate. Senza il progresso, il rischio di violenza aumenterebbe. Ha suggerito che era necessaria ora una fase di rafforzamento della fiducia con ambizione limitata concentrandosi sul rilascio di prigionieri, migliorando la qualità della vita palestinese, garantendo una maggiore libertà di accesso/movimento e ottenendo garanzie di sicurezza credibili per Israele. I palestinesi, ha detto, non accetterebbero mai uno stato indipendente entro confini provvisori, perché crede che questo significhi che non saranno mai risolte le questioni sullo status definitivo. Egli immagina un’eventuale conferenza regionale sullo status finale, ma non fino a quando le questioni aperte sullo status finale non sono stati risolte da entrambe le parti. Ha detto che con entrambi i lati deboli e privi di strategie per raggiungere soluzioni, la comunità internazionale doveva intervenire per offrire speranza al movimento positivo. Ha suggerito che l’Europa dovrebbe premere i palestinesi e gli Stati Uniti dovrebbero premere gli israeliani in una divisione del lavoro coordinato, aggiungendo che i palestinesi devono sentire il messaggio che quando sarà il momento, gli Stati Uniti saranno disposti a spingere Israele a risolvere i problemi sullo status finale. Egli ha informato l’Amb. che Abu Mazen sarebbe stato a Roma nelle prossime settimane.
Lebanon – D’Alema Concerned
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¶6. (C/NF) Turning to Lebanon, D’Alema said he was very concerned because the only thing working there was UNIFIL. Everything else was totally blocked.  Parliament was not meeting.  Reconstruction was at a standstill.  The economy  was in danger.  There was no progress on the arms embargo or Sheba Farms.  He said the Lebanon Contact Group meeting in London had been a good step and hoped that the group would meet at the political level to help bolster UN action.  He also said some way had to be found to get Syrian buy-in or the embargo would never work.
Libano – D’Alema preoccupato
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¶ 6. (C / NF) Per quanto riguarda il Libano, D’Alema si è detto molto preoccupato perché l’unica che ci stava lavorando era l’UNIFIL. Tutto il resto era totalmente bloccato. Il Parlamento non si riuniva. La ricostruzione era a un punto morto. L’economia era in pericolo. Non c’era alcun progresso sull’embargo delle armi o sulle fattorie di Sheba. Ha detto che l’incontro del Gruppo di Contatto del Libano a Londra era stato un buon passo e spera che il gruppo si riunisca a livello politico per contribuire a rafforzare l’azione delle Nazioni Unite. Ha anche detto che doveva essere trovato qualche modo per ottenere un finanziamento siriano o l’embargo non avrebbe funzionato.
Guantanamo Detainees – Closure a Noble Idea
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¶7. (C/NF) The Ambassador briefed D’Alema on the request for Italy to consider taking some of the 25 releasable Guantanamo detainees who could not be returned to their countries of origin.  D’Alema said it was a delicate issue, but the idea of trying to close Guantanamo was noble, and if Italy could find a way to help, it would.  The devil would be in practicalities of whether Italy could take any of the detainees. (See septel for PM and Min. of Interior views on taking Guantanamo detainees.)
I detenuti di Guantanamo – Un’idea nobile la chiusura
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¶ 7. (C / NF) L’Ambasciatore ha riferito D’Alema in merito alla richiesta per l’Italia di prendere in considerazione alcuni dei 25 detenuti di Guantanamo rilasciabili che non potevano essere restituiti ai loro paesi di origine. D’Alema ha detto che era una questione delicata, ma l’idea di cercare di chiudere Guantanamo era nobile, e se l’Italia poteva trovare un modo per aiutare, lo avrebbe fatto. Il massimo sarebbe in pratica se l’Italia potesse prendere uno qualsiasi dei detenuti. (Vedi septel sui punti di vista del Primo Ministro e del Min. Interni sulla presa dei detenuti di Guantanamo).
Abu Omar – Pre-emptive Letters
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¶8. (S/NF) D’Alema closed the hour-long meeting by noting that he had asked the Secretary if the Department could send something in writing to him explaining that the U.S. would not act on extradition requests in the Abu Omar case if tendered.  This, he explained, could be used pre-emptively by the GOI to fend off action by Italian magistrates to seek the extradition of the implicated Americans.  D’Alema said he understood that L had discussed this with the Italian Ambassador in Washington.Amb. Spogli explained that we were waiting for the constitutional court to decide on the merits of the case before deciding on our next steps, because Min. of Justice Mastella had suspended action until that court rendered a decision.  The FM noted that there was still the risk of action by the magistrates at any time.  The Ambassador agreed that we should work to avoid having extradition requests forwarded.SPOGLI
Abu Omar – Lettera di Intenzioni
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¶ 8. (S / NF) D’Alema ha chiuso l’incontro di un’ora notando che aveva chiesto al Segretario se il Dipartimento poteva inviare qualcosa di scritto per spiegargli che gli Stati Uniti non avrebbero agito sulle richieste di estradizione nel caso Abu Omar, se offerte. Questo, ha spiegato, poteva essere utilizzato preventivamente dal governo italiano per respingere l’azione dei magistrati italiani nel chiedere l’estradizione degli americani implicati. D’Alema ha detto di capire che L aveva parlato con l’ambasciatore italiano a Washington. L’Amb. Spogli ha spiegato che stavamo attendendo che la Corte costituzionale decidesse sul merito del caso prima di decidere sui nostri prossimi passi, perché il Min. della Giustizia Mastella aveva sospeso l’azione fino a quando questo giudice non rendeva nota una decisione. Il Ministro degli Esteri ga detto che c’era ancora il rischio di azioni da parte dei magistrati in qualsiasi momento. L’Ambasciatore è stato d’accordo sul fatto che dobbiamo lavorare per evitare di avere inoltrate richieste di estradizione.Spogli

 

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