Controllo integrato del processo del calcestruzzo

Nella mia breve ma molto intensa attività di ingegnere informatico del calcestruzzo mi sono spesso trovato anche nei panni di formatore, inizialmente al personale interno della Calcestruzzi, successivamente anche ad interlocutori del settore presso enti di certificazione (ICMQ) e aziende di prestigio internazionale (Mapei).

Una cosa che non rimpiango assolutamente è di essermi “sporcato” le mani di cemento, andando impianto per impianto ad alfabetizzare informaticamente operai che in qualche caso erano pure semi-analfabeti. Vi lascio immaginare la fatica nell’insegnare a ricercare sulla tastiera le lettere da premere ad un collega che a stento avrebbe distinto una E da una F; non parliamo poi dei tasti funzione (F1, F2, freccia su, freccia giù)… E più di una volta, alla richiesta di premere il tasto F1, il collega ha premuto “F” e poi “1”. Ma la soddisfazione di aver aiutato alcuni colleghi alla loro prima esperienza davanti al PC era per me assolutamente impagabile. E mi ricordo ancora, come fosse adesso, il ringraziamento del dosatore dell’impianto di Faenza, il quale tutto commosso mi confidò: “Sa ingegnere, andrò in pensione tra qualche mese, ma adesso grazie a lei so finalmente usare il computer, e meglio di mio figlio!” Beato lui: io la pensione difficilmente la vedrò.

Chi tra di voi ha un minimo di dimestichezza lato utente con il computer sa quanto è odioso utilizzare un programma che ha comandi poco chiari, spesso legati a combinazioni di tasti (Shift-A, Ctrl-F, ecc…). Immaginate ora un utente del calcestruzzo -che è abituato a scrivere a malapena il numero di metri cubi su una bolla cartacea e qualche geroglifico molto similare al nome del cliente a cui consegna il prodotto – proiettato in un mondo informatico che al minimo errore ti blocca e ti impedisce di proseguire. Il primo istinto è quello di rimettersi a fare le cose “a mano” come se il pc non ci fosse mai stato; il secondo istinto è quello di prenderlo a calci, cercando di romperlo ed avere così l’alibi per non utilizzarlo; il terzo istinto è quello di prendere a calci chi te lo ha installato e costretto ad utilizzare.

Capite anche voi con quale stato d’animo mi presentavo presso gli impianti di calcestruzzo a verificare eventuali problemi, a recepire suggerimenti o a spiegare meglio e con mooooolta pazienza come muoversi nei meandri del programma. Difficile poi, se non impossibile, convincere gli utenti di impianto che quello che avrebbero fatto loro al computer sarebbe servito a semplificare le attività centrali (e a ridurre inevitabilmente il personale di bassa manovalanza assunto per le attività di conversione “analogico-digitale”, ossia leggere i geroglifici stampati sulla bolla dai dosatori e inserirli nel sistema centrale, un vecchissimo ma funzionale IBM 4381).

La possibilità di avere una “base” operativa di 250 postazioni di lavoro sparse su tutto il territorio nazionale faceva sì che il programma Calcestruzzi fosse il sistema informatico più completo e all’avanguardia nel settore. A prescindere dalle accuse formulate dai PM (e che riguardano l’utilizzo distorto del sistema informatico da parte di alcuni utenti), il software aziendale è stato il primo in Italia ad integrare fortemente la parte automazione con il Controllo di Gestione, al punto che venni chiamato da diverse aziende ed enti di certificazione per illustrare come ero riuscito a creare un network di dati tra sistemi contabili, sistemi di automazioni e sistemi di controllo e manutenzione, e molte aziende di automazione si sono ispirate ai nostri programmi per vendere ai clienti i loro prodotti.

Si tenga presente che l’argomento che affascinava di più i partecipanti a questi incontri di formazione era la possibilità di conoscere il primo margine lordo operativo per cliente-cantiere-commessa-prodotto. Questa possibilità era a quel tempo un miraggio assoluto per gli operatori del settore, anche perché essa integrava perfettamente la parte vendita con le parte acquisto e trasporto.

In particolare, il controllo dei costi di trasporto e la distribuzione del loro carico sui vari cantieri ci avevano permesso di creare un sistema integrato di consuntivazione il cui risultato operativo poteva difficilmente essere percepito “istintivamente” dal venditore di calcestruzzo o dal responsabile di cantiere; ora invece essi si trovavano ad avere maggiori e più certi strumenti di valutazione per determinare le proprie politiche commerciali.

Vedete qualcosa di fraudolento in tutta questa attività? A mio avviso solo chi approfondisce poco può pensare che il Progress  della Calcestruzzi fosse creato e installato negli impianti per scopi delinquenziali.

Diciamo che per eliminare il cancro si è tagliato via anche il paziente. E pure senza anestesia.

Torna al menù