La questione intercettazioni telefoniche mi aveva sempre trovato (come tutti quelli che dicono di non avere niente da nascondere) dalla parte di coloro che le appoggiava e le riteneva uno strumento contro la criminalità… Evidentemente quando me le sono trovate contro ho cominciato a nutrire qualche dubbio, specialmente tenendo conto dell’interpretazione forzata con cui certi discorsi venivano riportati ed utilizzati contro di me negli atti giudiziari.

Negli atti d’accusa sono riportate numerose intercettazioni telefoniche nelle quali io parlo con personale Italcementi e Calcestruzzi su argomenti che ho sempre ritenuto e ritengo ancora trasparenti e tecnicamente ineccepibili, e che anche adesso ripeterei tali e quali; in nessuna, e ripeto nessuna, intercettazione telefonica pubblicata sugli atti dell’accusa esiste un qualsiasi riferimento ad attività illecita, sia direttamente che indirettamente. Le conclusioni della magistratura invece sono forzatamente interpretate e “tradotte” per mettere in cattiva luce il mio operato e quello dei miei colleghi di sventura. Non vorrei annoiarvi su questioni relative ad intercettazioni su argomenti che sono ampiamente motivabili solo però con un’approfondita (e non superficiale) conoscenza del funzionamento del software usato in Calcestruzzi; mi limiterò invece a citare quelle intercettazioni rese note dall’accusa che sono facilmente comprensibili e come tali oggettivamente interpretabili dal lettore.

Pag. 236-237 degli atti di accusa: Intercettazione telefonica 29.05.2008 rif. 444-446

  • XXX: “… invece di passarti l’umidità efficace -0.8% ti ho passato 0.8%…
  • C.: …quindi io tutti i calcoli li ho fatti giusti, il recupero dell’acqua è tutto giusto…
  • C.: …quando glielo ho passato indietro (al PC Progress) e poi ricalcolato… loro (i referenti dell’AG) non si trovano più con i numeri…
  • C.: …sia io che il mio socio non siamo a Bergamo… AAA non si sa muovere in quell’ambiente lì…
  • C.: …io BBB posso guidarlo … fatico…
  • C.: …io ti consiglio questo, tu sganci temporaneamente il sistema di Automazione, cioè non acquisisci la mia pesata!
  • C.: …fai scaricare l’estrazione all’automazione Progress… e dove ci sono i punti interrogativi ci metti il segno meno e lo scrivi a mano!…
  • C.: …chiaramente con la persona lì che ti guarda…io ho scritto –0.8%…
  • C.: …che io non sono più come prima che posso fare una modifica e la mando e vediamo se va, qua ci vuole la carta bollata per fare le modifiche…”

Intanto occorre specificare che XXX con cui parlo nella telefonata è il proprietario dell’azienda che ha fornito circa 100 automazioni a Calcestruzzi nell’arco di 15 anni; l’oggetto della telefonata è la verifica di un errore legato alla trascrizione dell’umidità degli inerti sul file di interfaccia che – come lui stesso ammette – ha riscontrato presso l’impianto di Palermo.

Poiché tale valore (positivo anziché negativo) veniva importato con segno errato in Progress (il nome con cui era chiamato il gestionale della Calcestruzzi), il referente dell’Amministrazione Giudiziaria (AG) presso l’impianto (“la persona lì che ti guarda”) notò che il report di carico forniva un dato di “peso corretto” degli inerti (ossia peso teorico con l’aggiunta dell’umidità) che non era matematicamente esatto; ovviamente ciò era dovuto all’errore di segno del tracciato pervenuto dall’automazione.

La manipolazione manuale dei dati di interfaccia effettuata dal fornitore in questo contesto era quindi necessaria per i seguenti motivi:

  1. Il fornitore dell’automazione non era in grado di correggere in loco l’errore del software, in quanto la sede operativa era a Modena e in quel momento era temporaneamente sguarnita;
  2. Era necessario verificare se, con i segni così corretti, l’acquisizione in Progress avvenisse correttamente (senza generare un errore di tracciato record);
  3. Non era necessario correggere il programma di interfaccia Progress in quanto la responsabilità dell’errore era esterna all’ambito Progress;
  4. Poiché in impianto era sempre presente un referente dell’AG, sollecitai la presenza della persona vicino a XXX allo scopo di spiegare l’attività che avevamo intenzione di fare e di farsi certificare che lo scopo di simile intervento non avesse alcun scopo fraudolento…

L’accusa fa intendere che, pur essendo stato disabilitato (come amministratore del sistema), sono colui che effettua le variazioni o le interazioni – tramite appositi programmi – con il Progress. Cosa si vorrebbe insinuare con questo?

  • Che io opero all’insaputa dei vertici Calcestruzzi? Non credo, visto che in impianto era presente un referente dell’AG e mi ero assicurato prontamente che tale intervento fosse validato anche da costui.
  • Che conoscevo il Progress e le interfacce verso i sistemi di automazione? Certo, è il mio lavoro.
  • Che facevo interventi direttamente in impianto? Non era possibile fare altrimenti, visto che Calcestruzzi non disponeva di simulatori per ogni tipologia di automazione presente negli impianti; quindi, l’unico modo per vedere se il programma di interfaccia con l’automazione fosse corretto era quello di effettuare i test direttamente in impianto, in presenza comunque di personale certificante (come lo fu in questo caso).

Inoltre io non ero a Bergamo (ero alla Fiera di settore a Rimini), stavo dando solo un supporto telefonico e non disponevo di computer per verificare programmi o documentazione; credo pertanto di avere operato nell’interesse della Calcestruzzi, e quindi anche dell’AG, cercando di testare innanzitutto se il problema del calcolo errato dipendesse dall’interfaccia (come si è poi potuto acclarare), e soprattutto evitando di far tornare il fornitore a Modena per sistemare il programma di automazione, per poi rimandarlo presso l’impianto di Palermo a testarlo nuovamente.

Per quanto riguarda poi la problematica della burocrazia (“qua ci vuole la carta bollata per fare le modifiche”), dal Febbraio 2008 io non potevo apportare modifiche ai programmi se non autorizzato per iscritto da personale di riferimento della Calcestruzzi; in questo caso ho mantenuto fede alle disposizioni aziendali, nonostante mi rendessi conto che il problema poteva essere risolto anche con la presenza di BBB (uomo del CED) che operava sui programmi, sempre su ok di AAA per conto della Calcestruzzi.

A questo proposito vorrei rimarcare che, come in questo caso, anche i sistemi di automazione sbagliano e forniscono dati errati, e che questi finiscono per entrare nel sistema informatico aziendale fornendo rappresentazioni del ciclo di pesata completamente falsate e inattendibili. Non solo, ma anche l’attuale sistema di controllo di processo americano installato in sostituzione di Progress ha importato dati errati e non correttamente rappresentativi della pesata effettuata in impianto, dati che sono stati individuati da Progress come anomali e segnalati nei report preposti. Ma dagli atti della Magistratura si evince una totale fiducia nei dati informatici registrati, al punto che la “normalizzazione” di questi viene vista come tentativo di occultamento delle prove da parte nostra.

Allora, cari lettori, vi pongo una domanda: il magistrato sequestra gli archivi Calcestruzzi il 30 Gennaio 2008 e trova all’interno quelle che lui definisce “prove di occultamento” da parte nostra; ne deduce che noi siamo colpevoli e dopo due anni ci arresta, senza nemmeno metterci di fronte a queste prove (peraltro già “al sicuro” presso gli uffici della Procura di Caltanissetta, come anche sottolineato dal Tribunale del Riesame il 10 Maggio 2010), e nemmeno confrontandoci su questi temi in un incidente probatorio; non vi sembra una presunzione eccessiva? E perché allora nessuno ha fatto riferimento all’incidente probatorio nel quale noi del CED abbiamo “istruito” il perito informatico dell’accusa e i suoi consulenti su come individuare i dati di produzione ed estrarli autonomamente dal Database Progress senza un nostro intervento? Mi ricordo ancora quando al termine dell’incontro andammo a pranzo con i tecnici consulenti dell’accusa; e guardandoli negli occhi mi pareva di leggere la frase: “Mors tua, vita mea”.

 

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