Una mattina, durante le normali attività di verifica dei dati di bollettazione e fatturazione, ci trovammo ad estrarre un certo numero di dati (Ehilà! Estrarre non vuol dire “portare via”, “sottrarre”… chiaro? No, è meglio specificarlo, non si sa mai…) e a confrontarli tra loro “sulla carta”; un’attività che ci avrebbe certamente portato via qualche ora di tempo.

Ora, quando un informatico come me sente la parola “carta” gli cominciano già a friggere le mani; e qualsiasi attività che prevede l’elaborazione mentale di dati cartacei la valuta quantomeno obsoleta e “informatizzabile”…

Nel caso in questione, dopo qualche secondo ero già stato in grado di valutare che il tempo di programmazione ed esecuzione sarebbe stato di tre o quattro volte inferiore al tempo necessario per eseguire la stessa cosa a mano (dopo vent’anni sul “pezzo”, l’esperienza diventa istinto e non lavora più il cervello ma il ben più veloce sistema periferico; te ne accorgi perché le dita cominciano da sole a scrivere il codice sorgente…).

Rivolgendomi pertanto al neo-consulente dell’Amministrazione Giudiziaria gli dissi amichevolmente (mi aveva chiesto pure di dargli del tu, come si fa tra informatici): “Guarda, ho trovato un trucco per elaborare più velocemente i dati…

Il consulente, mutato d’aspetto, mi fermò il braccio e guardandosi intorno assai preoccupato (sembrava quasi alla ricerca di microspie o videocamere nascoste), mi sussurrò: “Senti, non puoi dire ‘trucchi’; potresti essere frainteso, e qualcuno potrebbe pensare ad una cosa illegale”.

Penso che, in quei due secondi in cui lo fissai dritto negli occhi, lui capii che cosa stessi pensando di lui e di tutti i suoi colleghi, anche senza proferire una sola parola. E difatti sul momento non dissi nulla, nonostante lui continuasse a spiegarmi il motivo di quel consiglio e l’opportunità di dire certe parole in certi contesti. Fu peraltro evidente a tutti i presenti in sala che eravamo sotto controllo ed intercettati ambientalmente, ma la cosa non ci turbava molto, in quanto abbiamo sempre ritenuto di non dire e fare attività illecite (e nemmeno baciare, lettera e testamento…).

Quello che mi lasciava perplesso era l’estrema difficoltà di parlare di qualcosa con qualcuno cercando di non usare termini ambigui o che potessero essere in qualche modo fraintesi.

Agli amici a cui racconto queste vicissitudini suggerisco un test istruttivo: provate a registrarvi quando vi trovate alla macchinetta del caffè a parlare amenamente con i colleghi; trascrivetene poi il contenuto su un foglio Word e fatelo leggere a qualcun altro dopo qualche giorno, specialmente al vostro capo o a vostra moglie.

Questo ad esempio è un “cadeau” che la magistratura ha lasciato negli atti di accusa, probabilmente per avallare il nostro spessore delinquenziale:

X = … Eh? Va bè?. Okay…

C =… Mi dispiace, Mi dispiace del casino. Anche perché purtroppo, essere presenti sul posto gli rispondi in due secondi e li mandi a quel paese. Ehh? E purtroppo non… non… no… Questa volta mi è andata buca perché sono qua. Ehm.. Ehm.. …(ride)… (inc.) … (OMISSIS)…”

A chi, leggendo queste quattro righe senza senso, non è venuta in mente la telefonata dei due imprenditori che ridevano del terremoto dell’Aquila, oppure ad un servizio di Striscia la Notizia con telecamera nascosta?

Questo a mio avviso è un’ulteriore conferma che la nostra figura dovesse essere messa in cattiva luce, al solo scopo di condizionare la valutazione dell’indagato nei confronti dell’organo giudicante; e non c’è bisogno di un trattato di psicologia per capire che spesso al telefono si ride per sdrammatizzare una situazione pesante, complessa e a volte assurda, e non tanto per vantarsi di essere stati dei furbi.

Peraltro, chiudendo così l’intercettazione, l’immagine che qualunque lettore si può fare di noi è quella di una banda senza scrupoli; a dire il vero, anch’io avrei paura di questo delinquente che parla un linguaggio (inc.) e che (ride) per un motivo …OMISSIS…

Rientrato a casa abbastanza preoccupato, cominciai a riflettere cosa, come, dove e quando potevo già avere pronunciato frasi con parole dubbie o concetti che potevano essere facilmente fraintesi. E guardate un po’ cosa mi ritrovai sul tavolo della cucina?

Allora mi chiesi: se l’Amministrazione Giudiziaria fosse entrata nella sede di PC Professionale, li avrebbe fatti arrestare tutti per costituzione di banda armata ed apologia di reato?

P.s.: per quanto riguarda la telefonata “criptica” che compare negli atti dell’accusa:

  1. Ero a Rimini ad una Fiera di settore (“perché sono qua“) , e purtroppo ero da solo perché il mio socio aveva avuto un infarto;
  2. Non avevo il pc per collegarmi con il sistema centrale e verificare il problema (“questa volta mi è andata buca“);
  3. La mia assenza dall’ufficio e l’impossibilità di collegarmi con l’impianto in tele-assistenza aveva ingigantito il problema (“Mi dispiace. Mi dispiace del casino. Anche perché purtroppo, essere presenti sul posto…“);
  4. Se mi fossi trovato in sede, il direttore di zona e il suo tecnologo avrebbero avuto una risposta immediata e risolutiva sulle cause del problema, e si sarebbe evitato un inutile andirivieni di mail tipico di chi non sa come risolvere le cose e formula improbabili congetture (“gli rispondi in due secondi e li mandi a quel paese“);
  5. Il problema era sul sistema di automazione e non sul gestionale Calcestruzzi (“ride“, in un misto di isteria e compatimento).

Avevate capito la stessa cosa, vero?

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