Organo della Chiesa di S. Biagio - Ravenna

Non è facile rientrare alla vita normale dopo che la tua immagine è stata divulgata su ogni mezzo mediatico distruggendo così la tua reputazione. Non hai voglia di uscire; ti riesce difficile alzare lo sguardo; impossibile poi reggere un dialogo sull’argomento senza perdere il controllo della conversazione e scivolare o nel patetico o nel tecnicismo incomprensibile ai più. Allora ti crei un mondo parallelo, nel quale tu continui a combattere contro questa situazione, anche in presenza di estranei, in un modo autistico e disconnesso dalla realtà. Sempre più spesso ogni discorso sentito alla televisione o letto sul giornale ti porta a riflettere su un punto insignificante della questione giudiziaria mandandoti in loop con la testa fino a che non riesci a darti una risposta convincente, oppure finché qualcun altro non ti sveglia dal temporaneo stato di trance e ti riporta al mondo reale.

Questo stato di limbo mentale pervade poi tutto il quotidiano: la moglie, i figli, gli amici, la gente per strada, il rapporto con Dio. Già. Il rapporto con Dio. No, non vi preoccupate, non vi farò il solito pistolotto religioso da convertito dell’ultima ora come Paolo Brosio, o da neo-miscredente colpito dalle tragedie personali come Didier Deschamps. Non sono mai stato un mistico, e dopo questa avventura non lo sono certo diventato; piuttosto ero un mistico della Giustizia e adesso faccio fatica a crederci.

Sebbene in passato fossi stato molto impegnato nella mia parrocchia e avessi contribuito a creare insieme a persone fantastiche un gruppo molto coeso, mi ero ritagliato in questo periodo l’unico impegno che il lavoro di trasfertista a Bergamo mi poteva consentire: fare l’organista delle funzioni parrocchiali nel fine settimana.

Certamente lo strumento che suoni è tra i più difficili e complessi; devi suonarlo con le mani e con i piedi (nel senso dei pedali), e se poi devi anche cantare ci sono tredici partiture da raccordare perfettamente. Devi avere tutto sotto controllo per armonizzarti con tutti gli altri attori sulla scena, anche se la partitura non l’hai scritta tu.

Per fare questa attività ci vuole un minimo di impegno, ma soprattutto costanza nella presenza: sul lavoro non è facile accettare di non poter mai prendere ferie ad inizio mese perché ci sono le chiusure di magazzino, o tutti i martedì perché devi inviare alla contabilità i dati della settimana precedente; come del resto non puoi organizzarti un’attività a quell’ora della domenica perché sai che hai un impegno liturgico da rispettare.

Trovare poi la tonalità giusta per far cantare tutti, e bene, non è un’impresa da poco, un po’ come progettare un software efficiente: devi calibrare gli alti, non scendere troppo in basso, evitando di tagliar fuori i soprani, e cercando di non impiccare i contralti. Solo dopo anni di esperienza sai in quale ambito ti puoi muovere: né sotto il La basso, né sopra il Re alto. Idem quando devi sviluppare un programma: non essere troppo “alto” nelle specifiche, ma nemmeno abbassarti troppo per appiattirti su chi non ha voce e magari stona.

Devi poi essere sempre pronto a dare il tempo e non seguire chi rallenta tutto il coro, o chi – trascinato dall’entusiasmo – parte per la tangente; anche i progetti sono un po’ così: il canto nuovo, magari bello e atteso da tempo, spinge chi lo promuove ad eseguirlo velocemente e con tonalità alta; poi subentra la stanchezza e la noia, e a quel punto è l’organista che deve ridare il tempo, cercando sempre di anticipare la battuta, altrimenti il coro viene trascinato nella lentezza mortale dell’ispirato riflessivo di turno (in genere sul lavoro chi rallenta è il consulente che non vuole perdere il treno, o il vecchio dirigente che non vuole storie prima della pensione).

Certamente poi ci deve essere il massimo affiatamento tra chi dirige la liturgia (religiosa o aziendale) e chi esegue la partitura: quasi sempre i temi vengono pianificati prima delle esecuzioni davanti all’assemblea, ma a volte basta un’occhiata, una pausa, un colpo di tosse per sincronizzare nuovamente testi e musica, adattare partitura e tonalità, e rendere più soddisfacente la celebrazione. Quante volte mi è capitato di rivedere “al volo” analisi e sviluppi di programmi mentre al tavolo dei sapienti si stava animatamente discutendo se era più giusto inserire un flag blu o un baffo rosso. Ancora in Italcementi si narra di quella volta che ho modificato la struttura del database dell’archivio delle entrate merci, rifatto la maschera di data entry e generato un report in un’ora, mentre i consulenti SAP dibattevano ancora della questione e già preannunciavano che l’analisi si sarebbe dovuta rifare da zero perché l’utente non aveva dato le specifiche corrette. Commento finale: “Progress è troppo flessibile; come possiamo fidarci di un programma del genere?” Uhm, questa frase l’ho già sentita troppo spesso recentemente…

 

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