Un giorno in Pretura

Dieci giorni di arresti domiciliari passano in fretta. Specialmente se li impieghi a scrivere la nota difensiva, cercando di ricordare eventi accaduti tempi addietro e liberamente interpretati dal Magistrato in maniera meramente funzionale al contesto delle accuse. Ma già dall’undicesimo giorno ti cominciano a venire i sentimenti più strani pensando a quando questa situazione paradossale finirà e sarai costretto a ripresentarti in pubblico.

Un’altra cosa che in questi frangenti non puoi fare è difenderti personalmente. Mentre fuori i media imperversano con reportages sensazionalistici e commenti salaci al limite del penale, pieni di congetture su fatti e persone basati sui cosiddetti atti dell’accusa, tu non puoi avere contatti con l’esterno perché ti è impedito di parlare, non puoi ribattere colpo su colpo alle accuse o illazioni formulate, devi aspettare che la melma agitata nella quale ti hanno gettato si sia calmata o ti ricopra completamente. Devi affidare tutto ad una persona – il tuo avvocato – che quasi certamente non conosce nulla del tuo lavoro, del tuo ruolo all’interno dell’azienda, e che per necessità deve partire dalla documentazione presentata dall’accusa.

Quando vedevo “Un giorno in Pretura”, su Rai Tre, mi chiedevo come facessero gli imputati e i testimoni a ricordarsi date ed eventi così lontani nel tempo, quando io facevo fatica a ricordare le cose che mia moglie mi diceva di comprare al supermercato prima di uscire di casa. Effettivamente in quel momento nella testa delle persone chiamate a comparire davanti ad un Tribunale scattano meccanismi di autodifesa per cui la mente, o rimuove completamente l’evento, o rivive vividamente quei ricordi con una lucidità che si presenta raramente nel quotidiano. Nel mio caso poi, non potendo vedere nessuno e avendo come uniche letture sul cassetto l’atto d’accusa del magistrato e un libro della Littizzetto – decisamente meno consono al momento – ho pensato bene di passarmi il tempo sforzandomi di ricordare luoghi, persone ed eventi che in modo assai caotico e in alcuni casi fantasioso vengono collegati e rappresentati nei documenti della Procura.

Entrando poi nel merito delle accuse formulate, di cui all’art. 416 c.p.:

  • E’ promotore colui il quale prende l’iniziativa per la costituzione dell’associazione, palesando all’esterno l’intenzione di voler dar vita alla stessa; secondo voi, avrei potuto prendere io l’iniziativa, da dipendente o consulente, in un tessuto aziendale preesistente da almeno 40 anni, passato attraverso quattro cambi di proprietà, e nel quale ho agito sempre come impiegato agli ordini delle mutevoli direzioni succedutesi al comando dell’azienda?
  • E’ organizzatore colui il quale fornisce una struttura operativa al sodalizio criminoso, agendo con autonomo potere decisionale. L’art. 416 co. 3 c.p. equipara ai promotori i capi, cioè i soggetti che dirigono l’associazione o ne detengono il potere. Ora, essere amministratore del sistema è un termine squisitamente “tecnico”, e non giuridico: significa avere i codici di accesso ai database e ai programmi, ed è l’unico modo per poter produrre il software e distribuirlo agli utenti. In realtà io ero un dipendente a livello di quadro (livello assegnatomi a parziale compensazione dell’emolumento precedente da consulente), ero senza alcuna responsabilità gerarchica, e funzionalmente dipendevo dal Responsabile dei Sistemi Informativi Calcestruzzi. Pertanto non avevo alcun potere autonomo decisionale (sia come dipendente, e soprattutto come consulente), se non quello di realizzare programmi e proporre soluzioni che sarebbero poi passate al vaglio delle Direzioni di Sede e di Zona competenti.

Qualcuno tra di voi certamente obietterà della mia buona fede o della mia corretta interpretazione giudiziaria delle cose. Ma almeno una domanda se la deve fare: com’è possibile che un Magistrato tenga sotto intercettazione il telefono del sottoscritto, non gli faccia pervenire alcun avviso di garanzia (trattamento di riguardo tenuto invece con i dirigenti dell’azienda), non lo interroghi manco una volta sulle questioni di cui da lì a poco lo avrebbero indotto all’arresto, e lo sbatta dentro in questo modo, distruggendogli la vita in un attimo, come ti capita solo quando vieni travolto mentre attraversi le strisce pedonali?

 

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