Lavorando come trasfertista per tutta la settimana fuori casa, ero da qualche anno costretto a vivere a qualche decina di chilometri dalla sede della Calcestruzzi in un appartamento affittato ad uso foresteria che pagavo con una parte del mio stipendio. Una zona tranquilla nel profondo della Padania, vicini cortesi, strade in ordine. E mi dicevo: “Qui effettivamente la malavita non c’è; meno male che non lavoro in città come Milano o Torino, piene come sono di mafiosi e camorristi”. Evidentemente mi sbagliavo: non mi ero contato.

Il 27 Aprile 2010, circa alle 3 e mezza, una telefonata al cellulare aziendale mi sveglia nel cuore della notte. “Signor Cavallini, mi scusi, è la portineria di Italcementi. Potrebbe venire qui da noi? Abbiamo un problema”. Sarà il solito server Progress che è andato in palla, oppure potrebbe essere la GdF che chiede un altro backup dei dati, come l’altra volta a fine gennaio 2008. Vabbè, andiamo a vedere; però che due palle. Comunque rifaccio il letto perché immagino sarà una cosa lunga. Cazzo se era lunga: non è ancora finita!

Alle quattro mi presento in Portineria. Ad attendermi il Direttore dei Sistemi Informativi e, come supponevo, la GdF. “Ditemi, cosa devo fare?”. “Guardi, in realtà siamo venuti per comunicarle che c’è un provvedimento giudiziario nei suoi confronti, bla bla bla…” A dire il vero il mio cervello è già da qualche secondo disconnesso e non riesco più a seguire una parola. “Scusi, ingegnere, ha capito? Può firmare qui? Questi sono gli atti da leggere. Adesso dovremmo perquisire casa sua. Ma lei dove vive da queste parti? L’abbiamo cercata in tutti gli alberghi…”.

Accidenti: hai capito… Mi avevano teso un’imboscata! Ero stato attirato in una trappola escogitata perfettamente. Tant’è che non sospettavo niente. Ma proprio niente. Anzi, faccio ancora adesso fatica a pensare che parlassero con me. Di me. Forse avevano paura che scappassi da qualche parte, come quei malavitosi che tentano la fuga per i tetti. O forse temevano che mi suicidassi prima del loro arrivo; a dire il vero, se mi avessero detto i motivi dell’incontro per telefono, più che un suicidio avrei rischiato un infarto. Oppure, magari, che masticassi i pizzini lasciati da chissacchì nel mio appartamento… Suvvia, un informatico vive di software; al più mi sarei sgranocchiato qualche CD-ROM.

Vengo preso in consegna da un maresciallo, una persona veramente squisita, che con voce calma e tranquillizzante (forse all’inizio un po’ addormentata a causa dell’orario) mi chiede di perquisire la mia camera dove avevo dormito quella notte, e che al termine avrebbe dovuto fare lo stesso con la mia casa di residenza, dove abitavo nel fine settimana con moglie e figli. Nel frattempo potevo chiamare il mio avvocato prima di procedere alla perquisizione.

Il mio avvocato? Alle quattro di mattina mi chiedi di fare venire il mio avvocato – che in quel momento dorme a 300 km di distanza – per assistere alla perquisizione di un bilocale dove tengo due pc e due stracci? E poi, adesso che ci penso, non ho un “mio” avvocato; è un lusso che non mi sono mai permesso, almeno finora. Al più ho un caro amico di famiglia che fa l’avvocato, ma con lui ci parlo di questioni teologiche e culinarie, non di argomenti legali e penali, e tanto meno di lavoro.

Per fortuna si propone di fare da testimone alla perquisizione un dirigente dell’Italcementi con il quale ebbi a che fare solo un’altra volta nella mia vita: era la sera dell’11 Settembre 2001, e mi telefonò al cellulare per ordinarmi di non recarmi in aereo per conto dell’azienda a Parigi il giorno dopo. Motivi di sicurezza. Beh, a pensarci bene, mi sembrava la persona più adatta per quel momento.

In appartamento fanno una perquisizione sommaria e mi sequestrano due notebook (quello che la Calcestruzzi mi aveva fornito per lavorare nei suoi uffici, e quello della mia azienda per la quale continuavo a lavorare dalle 20 a mezzanotte), un hard disk esterno e una chiavetta USB. Strano… nessun foglio di carta (e dire che ne avevo un centinaio sul ripiano della mensola), nessun documento. Solo Hardware e Software.

Secondo me si sono stupiti anche loro nel trovare un ambiente così sobrio. Capirai: un uomo solo nel mezzo della Padania che lavora tutta la settimana come minimo deve avere una vita segreta, che ne so, una donna più o meno nuda nel letto, qualche poster di soubrette più o meno vestite, droga sul tavolo, cannabis sul balcone… e invece niente. Dopo tre mesi, quando con mia moglie andremo su a svuotare e a lasciare definitivamente l’appartamento usato come foresteria, solo lei riuscirà a sgamarmi inesorabilmente trovando un campione omaggio – ormai da tempo scaduto – di “crema antirughe for men”, da me lasciato incautamente incustodito nell’armadietto sopra il lavandino…

 

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