“Gli attentati suicidi dell’11 Dicembre 2007 ad Algeri, effettuati da due uomini amnistiati in base alla Carta per la pace e la Riconciliazione Nazionale, hanno acceso il dibattito circa la capacità del programma di riconciliazione del presidente Bouteflika di proteggere il paese. Il dibattito spinge i fautori di un urgente ed aggressivo approccio alla minaccia del terrorismo contro coloro che sono allineati con Bouteflika che ancora credono che l’amnistia abbia un ruolo da svolgere. L’immagine di un presidente isolato, un processo di riforma stagnante e un approccio incerto verso il terrore giunge in un momento in cui gli sforzi all’interno del governo di predisporre un terzo mandato per Bouteflika si stanno dissolvendo“. Tuttavia gli Stati uniti concludono: “Noi non temiamo un’esplosione improvvisa. Invece, vediamo un governo alla deriva che sta cercando a tentoni la via da seguire“…

Reference ID Created Released Classification Origin
07ALGIERS1806 2007-12-19 12:12 2011-01-22 21:09 SECRET Embassy Algiers
S E C R E T SECTION 01 OF 04 ALGIERS 001806SIPDIS

SIPDIS

E.O. 12958: DECL: 12/17/2027

TAGS: PINS PGOV AG

SUBJECT: AN AILING AND FRAGILE ALGERIAN REGIME DRIFTS INTO 2008

REF: A. ALGIERS 1704

¶B. ALGIERS 1618

¶C. ALGIERS 1237

¶D. ALGIERS 1658

Classified By: Ambassador Robert Ford; reasons 1.4 (b) and (d).

S E C R E T SECTION 01 OF 04 ALGIERS 001806SIPDIS

SIPDIS

E.O. 12958: DECL: 12/17/2027

TAGS: PINS PGOV AG

OGGETTO: Un regime algerino fragile e in difficoltà va alla deriva nel 2008

REF: A. ALGIERS 1704

¶B. ALGIERS 1618

¶C. ALGIERS 1237

¶D. ALGIERS 1658

Classified By: Ambassador Robert Ford; reasons 1.4 (b) and (d).

¶1. (C) SUMMARY: Recent discussions with former government officials, long-term opposition leaders and journalists paint a picture of an Algerian regime that is fragile in ways it has not been before, plagued by a lack of vision, unprecedented levels of corruption and rumblings of division within the military rank and file.  Our Algerian contacts are often a grumpy lot, but we now hear more than the ordinary amount of concern about the GOA’s inability or unwillingness to address political, economic and security problems.  The December 11 suicide bombings in Algiers, carried out by two men amnestied under the Charter for Peace and National Reconciliation, have ignited heated debate about the ability of President Bouteflika’s reconciliation program to protect the country.  The debate pits proponents of an urgent and aggressive approach to the terrorist threat against those aligned with Bouteflika who still believe that amnesty has a role to play.  The picture of an isolated president, a stagnant reform process and an uncertain approach towards terror comes at a time when efforts within the government to engineer a third term for Bouteflika are gathering steam.  We do not sense an explosion coming right away.  Instead, we see a government drifting and groping for a way forward.  END SUMMARY. ¶ 1. (C) SINTESI: Da recenti discussioni con i funzionari del governo precedente, i leader dell’opposizione di lunga data e i giornalisti dipingono un quadro di un regime algerino che è fragile come non lo è mai stato prima, afflitto da una mancanza di visione, da livelli senza precedenti di corruzione e brontolii di divisione nei ranghi militari. I nostri contatti algerini sono spesso molto scontrosi, ma ora noi sentiamo più dell’ordinario una grande preoccupazione per l’incapacità o la mancanza di volontà del governo algerino di affrontare i problemi politici, economici e di sicurezza. Gli attentati suicidi dell’11 Dicembre ad Algeri, effettuati da due
uomini amnistiati in base alla Carta per la pace e la Riconciliazione Nazionale, hanno acceso il dibattito circa la capacità del programma di riconciliazione del presidente Bouteflika di proteggere il paese. Il dibattito spinge i fautori di un urgente ed aggressivo approccio alla minaccia del terrorismo contro coloro che sono allineati con Bouteflika che ancora credono che l’amnistia abbia un ruolo da svolgere. L’immagine di un presidente isolato, un processo di riforma stagnante e un approccio incerto verso il terrore giunge in un momento in cui gli sforzi all’interno del governo di predisporre un terzo mandato per Bouteflika si stanno dissolvendo. Noi
non temiamo un’esplosione improvvisa. Invece, vediamo un governo alla deriva che sta cercando a tentoni la via da seguire. FINE SINTESI.
SHIP OF STATE ADRIFT¶2. (C) On December 3, opposition Rally for Culture and Democracy (RCD) leader Said Sadi presented a somber overview of the Algerian regime, saying it insisted on continued control but lacked vision and capacity.  Sadi warned that in the context of current stagnation in economic and political reform, Algeria’s institutions were corroding from within, losing many of their best cadres of workers and civil servants.  The former leader of the Islamist al-Islah party, Abdallah Djaballah, who was ousted from the party’s leadership with active help from the Interior Ministry, pointed out to us on December 17 that the harraga phenomenon (ref A), in which youth flee on makeshift crafts to Europe, was no longer limited only to poor, unemployed youth. Djaballah viewed Algerian youth as having a choice “between death at sea and a slow, gradual death at home” given the profound lack of opportunities in the country’s stagnant economy.  Sadi told us he was shocked to find so many educated, middle-class Algerians in Quebec and parts of the U.S. on a recent visit.  “Those people are the future of Algeria,” Sadi said. La nave dello Stato alla deriva¶ 2. (C) Il 3 dicembre, il leader del partito di opposizione Ripresa della Cultura e della Democrazia (RCD) Said Sadi ha presentato una panoramica triste del regime algerino, dicendo che esso ha insistito sul continuo controllo, ma è mancato di visione e capacità. Sadi ha avvertito che in un contesto di stagnazione economica e riforme politiche, le istituzioni dell’Algeria si stanno corrodendo dall’interno, stanno perdendo molti dei loro migliori quadri di lavoratori e civili servitori. L’ex leader del partito islamista al-Islah, Abdallah Djaballah, che è stato estromesso dalla leadership del Partito con l’aiuto attivo del Ministero dell’Interno, ci ha indicato per il 17 dicembre che il fenomeno “harraga” (Rif. A), in cui i giovani fuggono su imbarcazioni di fortuna verso l’Europa, non era più limitato ai soli giovani poveri, disoccupati. Djaballah ha visto gioventù algerina fare una scelta “tra la morte in mare e una morte lenta e graduale a casa “data la profonda mancanza di opportunità nella stagnante economia del paese. Sadi ci ha detto che è stato sconvolto nel trovare così tanti
algerini istruiti, della classe media in Quebec e nelle parti degli Stati Uniti durante una recente visita. “Queste persone sono il futuro dell’Algeria, “ha detto Sadi.
¶3. (C) XXXXXXXXXXXX, told us December 17 that when it came to national reconciliation, the December 11 bombings had polarized the debate within the Algerian security services, with an increasing number of voices favoring a tougher approach.  XXXXXXXXXXXX said that the regime had no single, clear approach to fighting terror, a fact proven by its indecisiveness on how to handle high-profile amnesty cases such as that of Hassan Hattab (ref B).  According to Sadi and XXXXXXXXXXX ordinary Algerians, who have already lost confidence in the economic and political reform agenda, are now losing faith in the ability of the regime to protect them.  Laila Aslaoui, a former minister, women’s rights activist and writer, told Ambassador at dinner December 18 that much of Algerian society was demobilizing against the terror threat.  It was scandalous that the Interior Ministry knew the Supreme Court was a target and did nothing to improve the building’s security or warn the public, she claimed.  She was caustic about the Interior Minister’s comment that it was impossible to provide complete protection against bomb attacks, wondering why the GOA does not more vigorously pursue terrorist suspects.  The GOA had asked Ms. Aslaoui on December 17 to help organize a march condemning terrorism.  In the 1990s, she said she would not have hesitated.  Now, she remarked bitterly, she would do nothing that helps the Algerian government justify its approach to security.  XXXXXXXXXXXX XXXXXXXXXXXX XXXXXXXXXXXX, told Ambassador XXXXXXXXXXXX that there is a growing gap between what ordinary Algerians see as their key needs and what they perceive the government is offering in terms of wages and quality of life.  As a result, he said, fewer Algerians are willing to help the government.  The word on the street, he said, is that if you have to do business in a government office, go but then leave promptly and stay out of the way. ¶ 3. (C) XXXXXXXXXXXX, quando il 17 dicembre è venuto alla riconciliazione nazionale, ci ha detto che gli attentati dell’11 dicembre avevano polarizzato il dibattito all’interno dei servizi di sicurezza algerini, con un numero crescente di voci a favore di un approccio più duro. XXXXXXXXXXXX ha detto che il regime non aveva un approccio unico e chiaro per combattere il terrorismo, un fatto provato dalla sua indecisione su come gestire i casi di amnistia di alto profilo come quello di Hassan Hattab (rif B). Secondo Sadi e XXXXXXXXXXXX, i normali algerini, che hanno già perso la fiducia nella politica economica e nel programma di riforme, ora vanno smarrendo la fiducia nella capacità del regime di proteggerli. Laila Aslaoui, un ex ministro, attivista per i diritti delle donne e scrittrice, ha detto all’ambasciatore ad una cena il 18 dicembre che gran parte della società algerina si sta mobilitando contro la minaccia terroristica. Ha affermato che è stato scandaloso che il Ministero degli Interni sapesse che la Corte Suprema era un bersaglio e non ha fatto nulla per migliorare la sicurezza dell’edificio o avvertire l’opinione pubblica. Lei era caustica sul commento  del Ministro dell’Interno che fosse impossibile prevedere una completa protezione contro gli attacchi dinamitardi, chiedendosi perché il governo algerino non avesse perseguito più vigorosamente i sospetti terroristi. Il governo algerino aveva chiesto alla signora Aslaoui il 17 dicembre di aiutarlo ad organizzare una marcia di condanna del terrorismo. Negli anni ‘90, lei disse che non avrebbe esitato. Ora, ha sottolineato con amarezza, che non avrebbe fatto nulla che potesse aiutare il governo algerino giustificare il suo approccio sulla sicurezza. XXXXXXXXXXXX XXXXXXXXXXXX XXXXXXXXXXXX, ha detto l’ambasciatore XXXXXXXXXXXX  che esiste un divario crescente tra ciò che i cittadini algerini vedono come i loro bisogni fondamentali e ciò che essi percepiscono cosa il governo offre loro in termini di salari e qualità della vita. Come risultato, ha detto, un minor numero di algerini sono disposti ad aiutare il governo. La parola per la strada, ha detto, è che se si fanno commesse in un ufficio governativo, vacci ma poi esci prontamente e rimani fuori sulla strada.
¶4.  (C)  On the other hand, Djaballah told us that widespread disenchantment about the government’s willingness to share power with Islamists ultimately prompted Algerian Islamists to heed calls by his and other Islamist parties to boycott the November 29 local elections.  They understand, he said, that the new electoral law (ref C) was designed to marginalize them and perpetuate the ruling coalition’s grip on power.  Closing out political space will merely spur more extremism, he warned.  The Ambassador told Djaballah that the U.S. favors political liberalization in Algeria but we also understand that this may have to be done gradually.  The U.S. does not want to see a return to the violence of the 1990s and is working with the GOA against those who actively seek it.  He welcomed Djaballah’s effort to play in the legal political system.  The important point, the Ambassador underlined, is that while political evolution might be slow it needs to be in a steady direction of liberalization. Djaballah accepted the point and appreciated our having raised election process problems with the GOA. ¶ 4. (C) D’altra parte, ci ha detto che Djaballah ha diffuso disillusione circa la volontà del governo di condividere il potere con gli islamici e ultimamente aveva chiesto agli islamisti algerini di ascoltare le chiamate da parte sua e di altri partiti islamici a boicottare le elezioni locali del 29 novembre. Loro capiscono, ha detto, che la nuova legge elettorale (rif. C) è stata progettata per emarginarli e perpetuare la presa di potere della coalizione al governo. Ha avvertito che chiudendo lo spazio politico si limita a stimolare di più l’estremismo. L’ambasciatore ha detto a Djaballah che gli Usa favoriscono la liberalizzazione politica in Algeria, ma anche noi capiamo che questo può essere fatto gradualmente. Gli Stati Uniti non vogliono vedere un ritorno alle violenze degli anni 1990 e sta lavorando con il governo algerino nei confronti di coloro che lo cercano attivamente. Ha accolto con favore lo sforzo di Djaballah di operare nel sistema politico legale. Il punto importante, ha sottolineato l’ambasciatore, è che mentre l’evoluzione politica potrebbe essere lenta c’è bisogno di essere in una direzione costante di liberalizzazione. Djaballah accettato il punto e ha apprezzato si è fatto carico dei problemi del processo elettorale con il governo algerino.
A RULING “GANG FROM TIKRIT”¶5. (C) Commenting on the stability of the country, XXXXXXXXXXXX stressed that Algerians “have been through far worse than this,” and that internal divisions should not be mistaken for instability.  The regime, XXXXXXXXXXXX pointed out, values stability above all else, and is consequently both fragile and stable at the same time. XXXXXXXXXXXX agreed with an analogy made by Sadi both to us and publicly in the press, comparing the Bouteflika government to “a gang from Tikrit” in which a disproportionate number of cabinet ministers and generals came from the same region in the western province of Tlemcen as President Bouteflika.  (Indeed, many in the inner circle come from the small town of Nedrumah.)  The loyalty of this “gang,” according to XXXXXXXXXXXX and Sadi, is key to maintaining stability, just as it did in Saddamn Hussein’s Iraq. Una regnante “banda di Tikrit”¶ 5. (C) Commentando la stabilità del paese, XXXXXXXXXXXX ha sottolineato che gli algerini “di aver visto periodi di gran lunga peggiori di questo “, e che le divisioni interne non devono essere scambiate per instabilità. Il regime, ha sottolineato XXXXXXXXXXXX, valuta la stabilità prima di tutto, ed è di conseguenza sia fragile che stabile allo stesso tempo. XXXXXXXXXXXX ha concordato con un’analogia fatta da Sadi sia a noi che pubblicamente alla stampa, in cui compara il governo Bouteflika ad “una banda di Tikrit” in cui un numero sproporzionato di ministri e generali provenivano dalla stessa regione nella stessa provincia occidentale di Tlemcen del presidente Bouteflika. (In effetti, molti nella stretta cerchia provengono dalla piccola città di Nedrumah.) La lealtà di questa “Banda”, secondo XXXXXXXXXXXX e Sadi, è la chiave per mantenere la stabilità, così come ha fatto in Iraq Saddam Hussein.
SADI: “STAND UP FOR OUR YOUTH”¶6. (C) Sadi warned of the long-term dangers of the U.S. remaining silent on what he perceived as the deterioration of Algerian democracy, as evidenced by the local elections.  In Sadi’s view, outside support is critical to the survival of democracy and the productive engagement of Algerian youth — 70 percent of the population — in political and economic life.  If the U.S. is seen to be complicit in meaningless elections and the process of amending the constitution to allow Bouteflika to run for a third term, he warned, it risks losing the youth demographic for the future. Sadi: “risollevare per i nostri giovani”¶6. (C) Sadi ha messo in guardia dei pericoli a lungo termine se gli Stati Uniti rimangono in silenzio su ciò che essi percepiscono come il deterioramento della democrazia algerina, come dimostrato dalle elezioni locali. Secondo Sadi, il supporto esterno è fondamentale per la sopravvivenza della democrazia e dell’impegno produttivo della gioventù algerina – Il 70 per cento della popolazione – nella vita politica ed economica. Ha ammonito che, se gli Stati Uniti venissero visti come complici in elezioni prive di significato e nel processo di modifica della costituzione per consentire a Bouteflika di correre per un terzo mandato, essi rischierebbero di
perdere la popolazione dei giovani in futuro.
¶7. (C) The Ambassador reminded Sadi of our fruitless efforts to maintain a National Democratic Institute program in Algeria that the Interior Ministry consciously shut down; few political parties had pushed hard to save it.  Ambassador told Sadi we had raised on multiple occasions problems with the election process and its credibility.  He noted to Sadi that we had heard other parties ask for more public U.S. support, and urged the RCD and other Algerian parties to make their voices heard.  The U.S. would be credible in raising obstacles to liberalization only if the Algerian political parties themselves spoke out loudly.  Given the absence of an international election monitoring commissions in the 2008 legislative and local elections, the Ambassador advised Sadi to consider sooner rather than later generating public requests for international observers for the 2009 presidential elections. ¶ 7. (C) L’Ambasciatore ha ricordato a Sadi i nostri sforzi infruttuosi di mantenere un programma del National Democratic Institute in Algeria, che il Ministero dell’Interno consapevolmente ha chiuso; pochi partiti politici si erano spinti a fondo per salvarlo. L’Ambasciatore ha detto a Sadi che avevamo sollevato in più occasioni problemi sul processo elettorale e la sua credibilità. Egli ha osservato a Sadi che avevamo sentito altre parti chiedere più sostegno pubblico degli Stati Uniti, e ha esortato il partito RCD e gli altri partiti algerini di far sentire la loro voce. Sarebbe credibile che gli Stati Uniti creassero ostacoli alla liberalizzazione solo se gli stessi partiti politici algerini parlassero ad alta voce. Data l’assenza di un commissioni internazionali di monitoraggio elettorale nelle elezioni legislative e locali del 2008, l’ambasciatore ha consigliato a Sadi di prendere in considerazione il più presto le richieste della pubblica opinione di osservatori internazionali per le elezioni presidenziali del 2009.
STABILITY IN THE HANDS OF A DIVIDED MILITARY…¶8. (S) Sadi, who maintains contacts with elements of the Algerian military and security services, told us that the army was no longer as unified as it had been even a few years ago.  Two splits were emerging, he said.  The first is among younger officers who know Algeria is not well and blame the old guard for neglect and mismanagement.  These officers, Sadi said, want change and feel an increasing sense of urgency that the country is adrift.  The second split identified by Sadi lies within the senior ranks of the military, between officers who favor a tougher approach to security and counter-terrorism (the “eradicateurs”) and those still aligned with Bouteflika’s national reconciliation policy.  XXXXXXXXXXXX, whose brother is an army officer, said on December 17 that there are colonels in the Algerian military who think the current drift cannot continue.  The question, XXXXXXXXXXXX whispered, is whether they can organize themselves. Stabilità nelle mani di militari divisi…¶ 8. (S) Sadi, che mantiene contatti con elementi dei
servizi militari e di sicurezza algerini, ci ha detto che l’esercito non era più unito come lo era stato fino a pochi anni fa. Due divisioni stavano emergendo, ha detto. La prima è tra i giovani ufficiali che sanno che l’Algeria non sta bene e incolpano la vecchia guardia per incuria e cattiva gestione. Questi ufficiali, ha detto Sadi, vogliono cambiare e sentono un crescente senso di urgenza che il paese è alla deriva. La seconda divisione identificata da Sadi si trova negli alti ranghi dei militari, tra ufficiali che prediligono un approccio più duro alla sicurezza e alla lotta al terrorismo (gli “eradicateurs”) e quelli ancora in linea con la politica di riconciliazione nazionale di Bouteflika. XXXXXXXXXXXX, il cui fratello è un ufficiale dell’esercito, il 17 dicembre ha detto che ci sono colonnelli dell’esercito algerino che pensano che la deriva attuale non possa continuare. La questione, ha sussurrato XXXXXXXXXXXX, è se essi potranno organizzarsi.
¶9. (S) Sadi told us of at least one conversation he has had recently with General Toufik Mediene, the head of Algeria’s DRS (military intelligence apparatus) who is widely viewed as the key figure in ensuring regime control and survival.  He said Mediene acknowledged that all was not well with the health of Bouteflika and Algeria writ large.  However, according to Sadi, Mediene said that he needed some kind of reassurance that any political alternative “would be viable” and, by implication, would not destabilize the country.  Sadi said that many senior officers were beginning to wonder if they could get the army out of politics altogether, without fear of public retribution for past abuses during the civil war. ¶ 9. (S) Sadi ci ha parlato di almeno una conversazione che ha avuto recentemente con il generale Toufik Mediene, il capo del DRS (apparato di intelligence militare) Algerino che è da tutti considerato come la figura chiave nel garantire il controllo e la sopravvivenza del regime. Egli ha detto che Mediene ha riconosciuto che non tutto andasse bene con la salute di Bouteflika e dell’Algeria scritte a grandi lettere. Tuttavia, secondo Sadi, Mediene ha detto che aveva bisogno di un qualche tipo di rassicurazione che qualsiasi alternativa politica “sarebbe praticabile” e, di conseguenza, non destabilizzerebbe il paese. Sadi
ha detto che molti ufficiali anziani stavano cominciando a chiedersi se avrebbero potuto tenere l’esercito fuori dalla politica, senza paura di ritorsioni pubbliche per i passati abusi durante la guerra civile.
…WHILE CORRUPTION AND OIL PRICES REACH NEW HEIGHTS¶10. (S) Sadi, Djaballah, XXXXXXXXXXXX and numerous other contacts have told us that corruption has reached unprecedented levels in the current regime.  As we reported in ref D, the ruling FLN party, intent on laying the groundwork for a Bouteflika third term, has sought to install local officials through electoral wrangling based on loyalty even at the expense of competence.  With oil prices at record highs, former Finance and Prime Minister Benbitour told Ambassador in November, there was less incentive for the regime to carry out much-needed reforms.  High oil prices are bringing incredible wealth into the country, Benbitour told us, but ordinary people are not seeing any impact on their daily lives.  (Indeed, Benbitour publicly coined a term we see often in the media now:  Algeria is rich, but the people are poor.  Islamist leader Djaballah used it with us often on December 17.)  Corruption, XXXXXXXXXXXX, has reached epic proportions, even within the military.  He cited Lieutenant General Ahmad Gaid Salah, commander of Algerian military forces, as perhaps the most corrupt official in the military apparatus, something other contacts have told us as well. When Sadi mentioned the corruption problem to General Mediene, Sadi said, Mediene acknowledged the problem. Motioning silently to the portrait of Bouteflika that hung over their heads, he indicated to Sadi that the extent of the problem went all the way to the top.  (Comment:  many embassy contacts think President Bouteflika himself is not particularly corrupt, but they readily finger the President’s brothers, Said and Abdallah, as being particularly rapacious.  The Algerian military, meanwhile, has launched an anti-corruption program that is ambitious by Algerian standards but has left the senior leadership relatively untouched.  End Comment.) … Mentre la corruzione e i prezzi del petrolio raggiungono nuovi massimi¶ 10. (S) Sadi, Djaballah, XXXXXXXXXXXX e numerosi altri contatti ci hanno detto che la corruzione ha raggiunto livelli senza precedenti nel regime attuale. Come abbiamo riportato nel rif. D, il partito FLN al potere, intento a gettare le basi per un terzo mandato di Bouteflika, ha cercato di insediare funzionari locali attraverso la disputa elettorale basata sulla lealtà anche a scapito della competenza. Con i livelli di prezzo record del petrolio, il Primo Ministro ed ex Ministro delle Finanze Benbitour ha detto che all’Ambasciatore a novembre, che c’era meno stimoli per il regime nell’attuare riforme tanto necessarie. Gli elevati prezzi del petrolio stanno portando incredibile ricchezza nel paese, ci ha detto Benbitour, ma le persone comuni non vedono alcun impatto sulla loro vita quotidiana. (Infatti, Benbitour pubblicamente ha coniato un termine che noi vediamo spesso nei mezzi di comunicazione: “l’Algeria è ricca, ma il popolo è povero”. Il leader islamico Djaballah lo ha usato spesso con noi Il 17 dicembre). La corruzione, XXXXXXXXXX, ha raggiunto epiche proporzioni, anche all’interno dell’esercito. Ha citato il tenente Generale Ahmad Gaid Salah, comandante militare algerino forze, come forse il funzionario più corrotto dell’apparato militare, altri contatti ci hanno detto pure qualcosa di diverso. Quando Sadi ha menzionato il problema della corruzione al generale Mediene, Sadi ha detto che Mediene ha riconosciuto il problema. Accennando in silenzio al ritratto di Bouteflika che pendeva sopra le loro teste, ha indicato a Sadi che l’entità del problema era andata fino alla cima. (Commento: molti contatti dell’Ambasciata pensano che lo stesso presidente Bouteflika non sia particolarmente corrotto, ma non esitano ad additare i fratelli del Presidente, Said e Abdallah, come particolarmente rapaci. L’esercito algerino, nel frattempo, ha lanciato un programma anti-corruzione che è ambizioso per gli standard algerini, ma ha lasciato il gruppo di vertice relativamente non intaccato. Fine commento).
COMMENT: AN AILING REGIME, AN AILING PRESIDENT¶11. (S)  Our Algerian contacts are often a grumpy lot, but we now hear more than the ordinary amount of concern about the GOA’s inability or unwillingness to address political, economic and security problems.  The bombings and the debate about how to handle Islamist extremism also are starting to remind of the ferocious arguments within Algerian society during the worst of 1990s violence.  These contacts agree that while the 1990s showed most Algerians can withstand lots of pain, the December 11 bombings laid bare the regime’s lack of vision and inability to manage the pressures.  We are starting to hear echoes of a debate within some circles of the military establishment of an increasingly polarized debate over national reconciliation has become a discussion about the viability of Bouteflika’s government itself. According to our contacts, stability remains the top priority even among officials on opposite sides of the debate, although they see stability as flowing not from Bouteflika’s leadership but from a military apparatus that appears to realize that the buck stops with them.  The new element is the push from Prime Minister Belkhadem and the FLN apparatus, probably with impetus from Bouteflika’s brothers if not President Bouteflika himself, to arrange a constitutional amendment and a third term.  Sadi, a medical doctor, said that both Bouteflika and Algeria itself were in critical condition and fading.  According to Sadi (who may or may not know), Bouteflika suffers from terminal stomach cancer, and the regime lies on the operating table, slipping towards a point of no return as “untrained surgeons” stand by. Meanwhile, the government’s seeming inability to jump-start the stagnant economy has Algerians, especially youth, feeling gloomy and grim about the fate of their country as it drifts into the new year.

FORD

Commento: un regime in difficoltà, un presidente in difficoltච11. (S) I nostri contatti algerini sono spesso molto scontrosi, ma noi ora sentire più preoccupazione del solito per l’incapacità o la mancanza di volontà del governo algerino di affrontare problemi politici, economici e di sicurezza. Anche gli attentati e il dibattito su come gestire l’estremismo islamico sta facendo tornare alla mente gli argomenti feroci all’interno della società algerina la peggiore violenza del 1990. Questi contatti sono d’accordo che mentre il 1990 ha mostrato più algerini in grado di sopportare molto dolore, le bombe dell’11 dicembre hanno messo a nudo la mancanza di visione del regime e l’incapacità di gestire le pressioni. Stiamo cominciando a sentire l’eco di un dibattito all’interno di alcuni circoli dell’istituzione militare dove una sempre più polarizzata discussione sulla riconciliazione nazionale è diventata una discussione circa la fattibilità dello stesso governo di Bouteflika. Secondo i nostri contatti, la stabilità resta la priorità assoluta anche tra i funzionari sui lati opposti della discussione, sebbene essi vedano la stabilità scorrere non dalla leadership di Bouteflika, ma da un apparato militare che sembra rendersi conto che il la palla è in mano a loro. L’elemento nuovo è
la spinta del primo ministro Belkhadem e dell’apparato del partito FLN, probabilmente con impeto dai fratelli di Bouteflika, se non dallo stesso presidente Bouteflika, per organizzare un emendamento costituzionale e un terzo mandato. Sadi, un medico, ha detto che sia Bouteflika che l’Algeria stessa erano in condizioni critiche e allo tramonto. Secondo Sadi (che può o non può sapere), Bouteflika soffre di un cancro allo stomaco in fase terminale, e il regime si trova sul tavolo operatorio, scivolando verso un punto di non ritorno come “i chirurghi non addestrati” che aspettano. Nel frattempo, l’apparente incapacità del governo a far ripartire l’economia stagnante ha spinto algerini, specialmente i giovani, a sentirsi tetri e cupi sul destino del loro paese come esso entra nel nuovo anno.

FORD

 

EnGiCav