Il boia mostra la testa del ghigliottinato durante la Rivoluzione Francese

Dal giorno in cui il compendio aziendale della Calcestruzzi spa venne sequestrato (30 Gennaio 2008) in seguito alla seconda fase dell’indagine “Doppio Colpo” della Procura di Caltanissetta, io e i miei tre colleghi informatici operammo al servizio della Amministrazione Giudiziaria (agli ordini della Procura) partecipando a molteplici  incontri tecnici ed approfondendo con i nuovi referenti tutti gli argomenti volti alla cosiddetta attività di “messa in sicurezza” dell’azienda.

L’Amministrazione, nei due anni compresi tra il 30 Gennaio 2008 ed il 27 Aprile 2010, giorno del nostro arresto, ci coinvolse pesantemente nel processo di revisione informatico e tecnologico per adeguare la Calcestruzzi spa ai nuovi standard aziendali, operando ben oltre i normali orari di lavoro (anche sabati e domeniche comprese), per affrettare e rispettare i tempi imposti.

In questo periodo non facemmo mai mancare alla nuova Direzione informazioni, suggerimenti e migliorie ai sistemi di nostra competenza, supportandoli nella definizione del nuovo sistema informativo che oggi Italcementi sta usando presso i suoi impianti di calcestruzzo, anche perché il personale tecnico della nuova compagine aziendale non era inizialmente a conoscenza di molti dei processi cardine e della tecnologia a disposizione nel settore.

Ciò nonostante, noi tecnici della sede fummo arrestati il 27 Aprile del 2010 con accuse infamanti, senza un avviso di garanzia, senza un interrogatorio, sbattuti sulle prime pagine di giornali, telegiornali e siti web, italiani ed internazionali, con le nostre fotografie alla base di una piramide che vedeva al suo vertice alcuni mafiosi siciliani a cui io e i miei compagni di sventura con veemenza ci rifiutiamo di essere associati.

Il tribunale del riesame, che ci ha dopo pochi giorni liberati, ha rigettato i motivi alla base di quell’ingiusta carcerazione, evidenziando il fatto che il nostro arresto preventivo non aveva alcun senso in quanto il presunto reato di inquinamento delle prove non poteva sussistere, dal momento che proprio i dati oggetto di indagine erano già da più di due anni al sicuro negli armadi della Procura.

Peraltro nessun magistrato o dirigente aziendale (vecchio o nuovo) ha mai dichiarato ai giornali che tra gli artefici della messa in sicurezza dell’azienda c’eravamo anche noi; anzi, dalle dichiarazioni fatte ai media traspare un nesso evidente tra l’arresto di noi quattro informatici ed il contemporaneo dissequestro della Calcestruzzi spa. Niente di più falso e fuorviante.

Ora, dal 27/04/2010 ad oggi, a distanza di due anni, e sebbene non esista ancora un processo a mio carico, non ho ancora trovato un lavoro nonostante abbia inviato centinaia di curriculum vitae, contattato decine di aziende e persone, messo annunci sui giornali. Ho dovuto chiudere la mia azienda, che avevo costruito con tanta fatica, puntando sulla qualità del settore già in tempi non sospetti, perché il mio nome l’avrebbe comunque affossata; un consulente del lavoro, relativamente alla mia situazione professionale e alla mia età, mi ha diagnosticato un “tumore incurabile”. Figuriamoci poi in questo disastroso contesto economico e lavorativo. Questo è il risultato del “giustizialismo preventivo” a cui io e i miei colleghi siamo stati sottoposti, e che non mi consente di trovare alcun lavoro stabile almeno fintanto che la Giustizia (con la G maiuscola) non avrà fatto il suo corso.

Vitam regit fortuna, non sapientia (Cicerone)

 

P.s.: oggi 27/04/2012 Raniero Busco è stato assolto in appello con formula piena dall’accusa di avere ucciso Simonetta Cesaroni. In primo appello era stato condannato a 24 anni.

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