Il culto balotellista trae origini dall’Africa Nera, nasce nel bacino del Mediterrano e si consolida nella pianura padana già in epoca Alto-Morattiana, allorquando il profeta Balo I entra nello stadio del Lumezzane, rovescia i banchetti di pop-corn e coca-cola e grida: “La tròpa bondansa, la fa ‘ngrossà la pansa”, che detto da un ghanese di Brescia fa subito gridare al miracolo.
A questo proposito si narrano diverse iperboli del profeta Balo I:
– L’iperbole del Seminatore, quando il divino Balo I accartocciò davanti a 80000 fedeli la maglia consacrata a righe nerazzurre gettandola a terra, ma nessuno riesce a scagliare alcuna pietra su di lui (al massimo qualche accendino).
– L’iperbole del Figliol Prodigio, quando tentò di sedurre con la fedele Veronica un guardiano d’Oltreoceano, suscitando le ire del perfido maestro Mancino.
– L’iperbole della zizzania, quando il sommo Balo I entrò, con esiti disastrosi, nei panni del Diavolo per salvare l’altra metà dei fedeli rossoneri perduta.
– L’iperbole dei lavoratori nella vigna, anche se recenti studi l’hanno classificata come evidentemente apocrifa e non attendibile (il profeta Balo I infatti non si occupava di cose terrene, più in genere non si occupava).
– L’iperbole dei talenti, dove ogni minchiata compiuta dal grande Balo I ne aumenta le forze fino a fargli raggiungere il sommo talento con il peggiore sforzo.

Beatificato e sbeatificato più volte in vita anche nell’arco della stessa giornata, Balo I diede prova dei suoi grandi prodigi allorché il bieco Materazzo gli rifilò due schiaffi e una scarpa in faccia minacciandolo di cacciarlo dall’olimpo dei gladiatori, con il risultato che il perfido Materazzo terminò da quel momento la sua carriera a causa dei vaticini nefasti del profeta. Dopo anni di goliardica sopravvivenza terrena Balo I venne infine assunto in cielo allorché giocherellando con un laser industriale si trapassò da parte a parte scomparendo etereo alla vista dei più.

A differenza di altri culti monoteistici che dedicano un giorno della settimana alle funzioni religiose, in questo culto ogni adepto deve rivolgersi all’unico dio del cazzeggio ogni santo giorno, specialmente quando viene officiato il rito della “Pala Minchia”, un ludo circense con radici orgiastiche nel quale un satiro vestito di nero dirige le danze di 22 gladiatori scelti che devono correre dietro una sfera ansimando orgasmicamente; lo scopo della danza per l’adepto balotellico non è quello di portarla a termine, bensì di trovare nei meandri della propria mente quel gesto istrionico tale per cui il satiro vestito di nero lo cacci definitivamente tra le ovazioni dell’assemblea in delirio.

Nata come religione dei sempliciotti, il balotellismo si è dapprima evoluto in movimento spiritoso per abbienti cretini, fino a fondersi in un elevato sincretinismo con quei culti che puntano a ridurre fortemente il QI medio degli adepti (velinismo, tamarrismo, suvismo, bunga-bunghismo), e rafforzando così la propria mediocre ma enorme base religiosa. Nei luoghi di culto non sono ammesse figure geometriche (troppo complicate), né immagini sacre (troppo noiose), ma solo poster di veline e auto di lusso, e una grande statua del profeta Balo I scortato dai suoi tre tapiri d’oro, posta in cima ad un’ara dove campeggia un maxi schermo collegato alla PS3. Oggi si può dire che il balotellismo è diffuso in tutto il mondo, specialmente dove ci sono suv, pub e gnoc.

Luoghi sacri: stadi, camere d’albergo, sale giochi, strade da corsa, Scampia.
Sacramenti: Estrema minzione, Battesimo del rutto, Comunione di recupero, Sconfessione delle goliardate.
Cerimonie: Lancio del dardo magico, Sacro fuoco domestico, Lotta contro il terribile Velox.
Litanie conosciute: “Balotelli, he’s a striker”, oltre a tutte le canzoni milaniste.

 
E S’Ciucaren for Spinoza