Sono reduce dalla maratona tennistica tra due oscuri giocatori, l’americano Isner (n.19) e il francese Mahut (n. 148), che per 11 ore e soprattutto 5 minuti (i più faticosi) mi ha tenuto incollato al match più lungo della storia del tennis. Questi due Highlanders venuti da chissà quale circuito ATP l’hanno combinata grossa:

  • hanno messo in crisi i collegamenti satellitari e le riprese dagli altri campi, facendo passare in secondo piano il numero 2 del mondo Federer ed altri ben più quotati pallettari;
  • hanno fatto andare in tilt i computers della sala stampa perché non erano stati predisposti per gestire orari oltre i 333 minuti e punteggi oltre il 47 a 47 (mi piacerebbe sapere chi è stato quel programmatore che si è inventato questi limiti e perché…);
  • hanno aperto dibattiti congressuali tra medici urologi per discutere come mai nessuno dei due gladiatori avesse avuto necessità corporali diverse da quella di correre dietro una pallina e soprattutto come facesse l’arbitro a stare seduto immobile per sette ore filate senza accusare una minima infiammazione emorroidale o prostatica.

Ovviamente uno solo dei due è andato avanti nel torneo e chissà poi in quali condizioni (dell’arbitro non si hanno invece più notizie), ma è giusto che li ricordiamo entrambi nell’impresa perché questi eroi del campo 18 hanno dimostrato che la grinta, la caparbietà e la resistenza fisica (oltre ad un minimo di capacità tecnica) possono abbattere montagne e in questo caso anche record, ma soprattutto motivare tutti coloro che si sentono confinati fuori dal mondo dei primi della classe.

 …Ma allora, in questa giornata di imprese storiche, come possiamo non plaudere – anche come italiani – alla prestazione epica di una squadra di terza fascia come la Slovakia (la k fa più etno-chic…) che i bookmakers davano vincente 17 ad 1 e che ha rispedito a casa nientepopodimeno che i campioni del mondo ?

Pensate: ha vinto una squadra che soltanto dieci anni fa avrebbe potuto giocare a malapena nel torneo delle “Nazioni non Riconosciute” contro la Padania, la Provenza e il Kurdistan, e che ora invece si ritroverà agli ottavi di finale al posto nostro contro l’Olanda.

E allora ricordiamoci i nomi di questi kazzutissimi giocatori che fecero l’impresa, gente di molte k e poche vocali per la testa, ma con grinta, capacità tecnica e volontà da pelle d’oka:

Gli uomini che fecero l'impresa

 1          JAN MUCHA                       1982    Legia Varsavia
2          PETER PEKARIK                1986    Wolfsburg
3          MARTIN SKRTEL               1984    Liverpool
16        JAN DURICA                       1981    Hannover
5          RADOSLAV ZABAVNIK  1980    Mainz
6          ZDENO STRBA                     1976    Xanthi
20       KAMIL KOPUNEC              1984    Spartak Trnava           1 gol
15        MIROSLAV STOCH            1989    Fenerbahce
19        JURAJ KUCKA                    1987    Sparta Praga
17        MAREK HAMSIK               1987    Napoli
18        ERIK JENDRISEK              1986    Shalke ‘04
22       MARTIN PETRAS              1979    Cesena
11        ROBERT VITTEK               1982    Ankaragucu                2 gol
All.     WLADIMIR WEISS

 Tra qualche tempo forse non sentiremmo più parlare di molti di questi mitteleuropei dal cognome impronunciabile, ma a Bratislava torneranno comunque da eroi.

Slovakia, tieni duro anche contro i mulini a vento olandesi, e sempre così, fino alla finale. E perché no: magari giocartela ai rigori contro la Corea del Sud, perché in questo caso – è vero – vincerebbe una sola, ma sareste entrambe nella gloria.